che foran vinte da novelle spose. Caram te, vita, beneficio mortis habeo» [‘Servire non è gravoso là dove, se ti viene troppo a noia il padrone, è lecito con un solo passo andare oltre, verso la libertà. e d’iracundia van solvendo il nodo». XXI, 7-24; 34-136 Una voce li ammonisce di non toccare i frutti, giacché la pianta discende dall’albero della conoscenza del bene e del male da cui Eva colse il frutto proibito. Poi rallargati per la strada sola,  a li occhi miei ricominciò diletto, di Santa Chiesa, ancor che al fin si penta, Persevera il poeta nel medesimo proposito lassato nel precedente canto, cioè della purgatione dell’invidia, e finge haver udite alcune voci, che manifestavano essempij d’invidia» (fol. 62 verso). 34 verso), Versi della Divina Commedia copiati: Purg. ascoltando il mio duca che diceva et più non disse; et rimase turbato. Versi della Divina Commedia illustrati: Purg. e l’occhio vostro pur a terra mira; Assieme a Forese Donati, Dante, Virgilio e Stazio giungono in prossimità di un secondo albero, attorno al quale sono assiepati i golosi con le mani alzate. 12, dal mezzo, puro infino al primo giro,             15, che m’avea contristati gli occhi e ’l petto. forse a spiar lor via et lor fortuna. La lezione di Pal spiega bene il processo di diffrazione: il verbo intendere ha qui il significato di ‘darsi a, volgersi a’, per cui la preposizione a non è «esplicitazione degli amanuensi», e sia di sia il grado zero rinviano all’accezione più forte (‘desiderare, volere’); dimostrare per ‘mostrare’ è dell’uso dantesco (cfr. Versi della Divina Commedia illustrati: Purg. un alber: che trovammo in mezza strada,  II, 76-81; 112-117. XXII, 115-154; Purg. XIII, 10-42 stanno a’ perdoni a chieder lor bisogna, Versi della Divina Commedia illustrati: Purg. XII, 34-39 Versi della Divina Commedia copiati: Purg. Dante apprende che nelle due turbe si trovano i lussuriosi che si macchiarono di amore senza freni e quelli che peccarono di amore contro natura. In questo canto il poeta dimostra come passa la fiamma et arriva al Paradiso terrestre» (fol. Chi siete voi; che contra’ l cieco fiume Primo canto del Purgatorio di Dante Alighieri: testo, analisi dei temi, parafrasi e figure retoriche del canto con cui Dante inizia a raccontare del Purgatorio tanto, che sù andar ti fia leggero De l’empiezza di lei che mutò forma I, 1-39; 40-54; 64-66; 121-136; Inf. A sinistra, compare tra le anime degli scomunicati la figura di un uomo coronato: si tratta di «Manfredi re di Puglia e di Sici[lia]», come precisa il cartiglio soprastante, che dapprima narra ai due poeti le vicende della propria morte e, subito dopo, chiede a Dante di portare conforto alla figlia Costanza. di riguardar chi ra che parlava, Ed elli a me: «Tu vero apprendi, ma di nostro paese e de la vita Commento di Federico Zuccari: «Canto VI. dolce di madre dicer: «Figliuol mio ancor a l’Orse più stretto rotare, Ma com al sol che nostra vista grava onde fe l’arco il Sole, et Delia il cinto. folgore parve quando l’aere fende, XXIV, 103-114. Il cartiglio in alto, al centro del foglio, introduce al «Luogo delli interdeti et scomunicati da la Chiesa, fuora del Purgatorio a piè de la montagna», ovvero alla parte dell’Antipurgatorio in cui scontano la loro pena gli scomunicati. com’poco verde in su la cima dura, 129, homo che di tornar sia poscia esperto. Amor, che ne la mente mi ragiona Lo Mart* Triv] El Pal   22. tosto che lume il volto mi percosse, Purgatorio - Canto primo Catone, illustrazione di Gustave Doré Il canto primo del Purgatorio di Dante Alighieri si svolge ai piedi della montagna del Purgatorio , sulla spiaggia; siamo nella notte tra il 9 e il 10 aprile 1300 ( Pasqua ), o secondo altri commentatori tra il 26 e il 27 marzo 1300 . A guidare il lavoro del pittore furono forse alcune considerazioni che egli stava maturando circa il modo di allestire una scena facendo ricorso a fonti luminose diverse: quella solare, quella artificiale in tutte le sue molteplici varianti e infine quella soprannaturale, emanata da Dio. 66 verso). Commento di Federico Zuccari: «Descrive il poeta la pena dell’invidiosi, qual dice essere di andar vestito di cilicio et haver cusciti occhi d’un fil di ferro» (fol. 67 verso). Tratta il poeta nel presente canto della sua salita al sesto girone, ove si purga il peccato della gola» (fol. Il pregiudizio nei confronti del suicida Catone comporta un processo di allegorizzazione da parte degli esegeti trecenteschi, a cominciare dalla terza redazione del comentum di Pietro Alighieri: «auctor in hoc passu intelligi debet sub tali allegorica locutione hoc dicere, videlicet ut ipse Cato non ut ipse, sed ut ipsa virtus honestatis in eo hic figurata» [“l’autore in questo passo si deve intendere che parli sotto un tale discorso allegorico, ovvero che lo stesso Catone non figuri di per sé, ma come la stessa virtù dell’onestà qui rappresentata in lui”]. con sitio et sanz’altro, ciò forniro. che l’un a l’altro raggio non ingombra. XXXIV, 133-139 sedeva et abbracciava le ginocchia, ne l’uccel ch’a cantar più si diletta, Il numero di scene rappresentate in ogni foglio tende a restringersi fino all’unità di luogo, di tempo e di azione; la lettura planare dei disegni consente così al pittore di ridurre a brevi chiose i commenti ai relativi passi danteschi. Versi della Divina Commedia copiati: Purg. -s-)   37. de le Mart* Pal] delle Triv   39. chio ’l Mart* Pal] chil Triv   41. fuggit’avete Pal] Fuggit’hauete Mart*, fuggit a auete Triv   44. de la Mart* Pal] della Triv   46. abisso Mart* Triv] abysso Pal   47. novo Mart* Triv] nuouo Pal   49. del mezzo, puro infino al primo giro, e ventarmi nel viso e dir: ‘Beati perché dintorno suonin mille tube, V, 43-57; 130-133 [49-84] Allora la mia guida mi afferrò con prontezza, e parlando e toccandomi e accennando mi fece inginocchiare e abbassare lo sguardo in segno di reverenza; poi gli rispose: «Non sono venuto per conto mio: dal cielo scese una donna per le cui preghiere aiutai costui con la mia compagnia. con gli occhi guerci, et sovra i piè distorta,  XVI, 1-21; 25-28, Sì, pareggiando i miei co’ passi fidi per tornar bella a colui che ti fece, e tosto ch’io al primo grado fui, Versi della Divina Commedia illustrati: Purg. ma libera da lui che sì la sprona. E, soprattutto, nella Consolatio ad Marciam: «Non est molestum servire ubi, si domini pertaesum est, licet uno gradu ad libertatem transire. III, 1-4; 16-21; 46-72. – ello Rb   90. mi missi fuora Mad   91. dal ciel Rb, di ciel Laur – o regge Mad   92. ci a Urb   93. Giunti nella sesta cornice dei golosi, Dante e Virgilio, in compagnia di Stazio, incontrano uno strano albero i cui rami, carichi di frutti, si restringono verso il basso. XVIII, 76-78; 88-96. intorno ad sso era il grande Assuero, che somigliò tonar che tosto segua: sì che parea tra esse ogne concordia. 37-39, dall’altro è incongruo rispetto al concetto di sinolo legato alla resurrezione finale, ovvero alla doppia vesta (anima e corpo) di Pd 25.92. uscendo fuor de la profonda notte quinci, et quindi temea, il cader giuso. e non parevann, sì venivan lente. tre volte diet’ a lei le mani avinsi, e ‘n l’onde in Gange da nuovo riarse,  Commento di Federico Zuccari: «L’angelo mostra a i poeti le scale per salire al settimo et ultimo girone, ove si purga il peccato della carne» (fol. tragge la gente, per udir novelle, Si scende di là verso la libertà. Vegna ver’ noi la pace del tuo regno, XIV, 130-141; 148-151 agg. «Io sono Aglauro che divenni sasso»; 5) a biasimare la scelta estrema dell’Uticense. Poi, come più et più verso noi venne 57, che molto poco tempo a volger era. Nell’illustrazione, Dante e Virgilio incontrano i superbi, che scontano la pena portando sulle spalle massi più o meno pesanti a seconda della gravità dei loro peccati. Quest’illustrazione, che rappresenta l’arrivo della nave con le anime del Purgatorio scortate dall’angelo nocchiero, è infatti rimasta incompiuta e, ad un certo stadio del processo creativo, è stata sostituita con l’illustrazione seguente, che presenta una diversa soluzione compositiva della scena. La lezione prevalente, vide, risente del poliptoto dei vv. V, 133] La Pia. Dicono che fu gentildonna senese della famiglia de’ Tolomei et maritata a messer Nello della Pietra da Siena, la quale come fu creduto, essendo trovata in fallo dal marito, la condusse in Maremma a certe sue possessioni e quivi secretamente l’occise, o la fece uccidere; ma come, non si seppe mai» (fol. II, 91] Casella fu eccellentissimo musico ne’ tempi di Dante» (fol. Commento di Federico Zuccari: «Paradiso terrestre. da scriver, io pur conterei in parte  La fortuna di questo modello stoico aveva spinto tanto Agostino di Ippona (De civitate Dei 1.23) quanto Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae 2.2, q. e di salire al ciel diventa degno. Narra in questo canto il poeta come Matelda, finito ch’hebbe di dichiararle alcuni dubbij, cominciò senza posa a cantare il salmo Beati quorum remmisse sunt inquitates, et quorum tecta sunt peccata [Purg. Di conseguenza, diveniva Il primo canto del Purgatorio all’interno del volume, là dove serviva a titolare il primo dei due saggi suddetti. portan segnato quel ch’elli eran pria, Due anime precedono la turba gridando esempi di sollecitudine, mentre altre due la seguono gridando a loro volto esempi di accidia. Versi della Divina Commedia illustrati: Purg. Esperto in questo caso è senz’altro aggettivo, ‘capace’, non participio passato come latinismo da experiri, ‘sperimentare’ (sia esperto ‘abbia provato’): cfr. I, 11] Le Piche furono nove figliole di Piero della città di Pella, dottissime in molte e diverse arti; ma tanto temerarie e superbe che ardiro nel canto volersi preporre alle Muse, per il che andarono in Parnaso a trovarle presso al fonte Pegaseo, e quivi con gravi ingiurie le provocorno a cantare. 68 verso). Commento di Federico Zuccari: «Giunti i poeti alla cima della scala e voltati a destra per lo girone, trovarono un arbore carico di poma odorifere, sopra ‘l quale si spandeva un’acqua chiara, che scendeva dalla roccia del monte, al quale accostati che si furo i poeti sentirno una voce, che da quell’usciva» (fol. pugna col sol, et per esser in parte con pietre un giovinetto ancider, forte Versi della Divina Commedia illustrati Purg. Ma perché avanti il poeta s’incontrasse in Sordello, dice ch’hebbe fatiga a sbrigarsi da molte anime, che gli s’erano ragunate intorno, però non sarà fuor di proposito discorrere di quelle poi che anco sono figurate nel precedente foglio. XXXII, 36-39; 49-60; 112-123; 130-132. Venimmo Mart* Pal] Venimo Triv – sul lito Mart*] su lito Triv Pal (da leggere su⸱lito)   131. sue Triv Pal] su Mart*   132. homo Mart] omo Triv, huomo Pal – esperto Mart] experto Triv, sperto Pal   133. com’ Mart* Triv] come Pal   135. humile Mart* Pal] umile Triv. dntro da sé, che di fuor non venìa Virgilio prega Catone di ammettere Dante al Purgatorio, poi cinge il discepolo col giunco. con pomi ad odorar soavi e buoni; et come abete in alto si digrada  ma per color che dietro a noi restaro». Mostra poi Sordello a Virgilio una biscia, che da certa parte era venuta nella valle, contro la quale si calarono li due angeli, e quella si fuggì, e da Sordello intesero ch’ella era l’avversario nostro» (fol. rifatto sì, come piante novelle  111. ‘Beati pauperes spiritu!’ voci 60, che questa per la quale i’ mi son messo:     63, che purgan sé sotto la tua balìa. Versi della Divina Commedia copiati: Purg. Commento di Federico Zuccari: «Seguita il poeta a descrivere altri esempi di superbia» (fol. XXII, 131-141; Purg. XXIX, 73-84. 36, ch’io ’l vedea come ’l sol fosse davante. Taceansi amendue già li poeti,  in destro feci e non innanzi il passo […]. Versi della Divina Commedia copiati: Purg. Per affrontare la salita al Purgatorio, Catone istruisce Virgilio sul modo di preparare Dante: deve prima lavargli il viso per eliminare la caligine dell’Inferno, poi cingerlo con un giunco, simbolo di umiltà. ch’eternamente è dato lor per lutto: Aspettando il poeta di sapere quel che fosse la voce udita fra l’arbore, fu sopragiunto da una turba d’anime, e riconobbe tra loro quella del Forese, dal quale intende come si purghi il peccato della gola, e come per li preghi di Nella sua moglie era pervenuto sì presto tanto innanti nel Purgatorio» (fol. 27, là onde il Carro già era sparito,                      30, che più non dee a padre alcun figliuolo. XII, 52-61, O’ superbi cristiani, miseri lassi; 98-99 è molto probabilmente l'angelo guardiano sulla porta del Purgatorio, e non quello nocchiero che Dante incontrerà in modo casuale nel Canto seguente (ma la … 48 verso), Versi della Divina Commedia copiati: Purg. Ancora nel secondo balzo dell’Antipurgatorio dove espiano le loro colpe i negligenti, identificati dal cartiglio in alto («Giro di negligenti»), i due poeti incontrano l’anima di Sordello da Goito, celebre trovatore mantovano, che abbraccia con affetto Virgilio appena apprende che fu anch’egli originario di Mantova: Pur Virgilio si trasse a lei, pregando Egli cominciò: «Figliuolo, segui i miei passi: volgiamoci indietro, ché di qua declina questa pianura fino ai suoi limiti inferiori». E come qui si tacque, Nel complesso, l’intento parenetico, lungi dallo scadere in vuote esortazioni e triti stereotipi, si sostanzia di immagini e figure originali, che suggeriscono al lettore un paesaggio nuovo, riflesso esteriore di un animo rinnovato. quanto avemo ad andar; ché ‘l poggio sale Il presente siciliano sape (tre volte in rima, a Pg 18.56, Pd 23.45 e 28.72) è una congettura economica: il passaggio a seppe, già nell’archetipo, dipenderà dai passati remoti vicini (Venimmo, cinse) e dalla sequenza mai non, che ammette entrambi i tempi. Il disegno reca in alto i versi del III canto del Purgatorio nei quali è descritto lo stupore di Dante di fronte alla constatazione che l’anima di Virgilio e in generale tutte le anime dei morti, per la loro natura immateriale, non sono in grado di proiettare alcuna ombra. anime fortunate tutte quante, XI, 1-27; Purg. «fatti sicur, ché noi semo a buon punto; Canto XXIX. Sulla destra, oltre la riva del fiume Lete, avviene l’incontro con Matelda, forse identificabile con Matilde di Canossa, strenua protettrice della Chiesa, che è raffigurata come una donna di straordinaria bellezza intenta a cogliere fiori. se non è giunta da l’etati grosse! Purgatorio, canto primo di Luigi Spagnolo . maravigliando diventaro smorte. malignamnte già si mette al nego. Negli stessi fogli si assiste anche a un significativo cambiamento nel formato delle carte, che si discosta dalla misura media fin qui utilizzata (430 x 580 mm circa) per tendere a una lunga sequenza orizzontale, con il grande Trionfo della Chiesa che raggiunge dimensioni davvero eccezionali (480 x 1490 mm circa). tenendo ‘l viso giù tra esse basso. e onde ogni scienza disfavilla, Spronato dalle parole del maestro, Dante si arrampica faticosamente sulla roccia e, giunto infine sul primo balzo, si siede al fianco di Virgilio per osservare il cammino percorso. Al Purgatorio, come è già stato osservato, è dedicato il maggior numero tavole prodotte da Zuccari. con quello aspetto che pietà diserra. O dolce padre, volgiti, et rimira non è più tempo di gir sì sospeso. Com’io nel quinto giro fui dischiuso,  Versi della Divina Commedia copiati: Purg. Et com’ a’ messaggier, che porta olivo via da ir sù n drizza sanza prego, O imaginativa che ne rube E finge haver trovato in quel fumo Marco Lombardo, dal quale gl’è dimostrato l’errore, dove sono alcuni, che si credono ch’ogni nostro operare venga destinato da gl’influssi de’ cieli, dimostrandoli come tutto nasce dal nostro libero arbitrio» (fol.